Una corsa contro il tempo la cui posta in gioco è la vita. Faito
Ayworo è una ragazza nigeriana venuta in Italia per sfuggire a una
condanna
a morte. Nel suo paese era stata processata per omicidio: un uomo aveva
cercato di violentarla, lei si era difesa uccidendolo. Come riferito
dall´avvocato Alessandro Vitale, due settimane fa a Bologna un altro uomo,
suo connazionale, ha tentato di stuprarla nel suo appartamento. I vicini
di
casa hanno chiamato la Polizia; gli agenti, dopo aver identificato la
giovane donna e aver verificato che su di lei pendevano due decreti di
espulsione non ottemperati l´hanno rinchiusa nel Cie di via Mattei. A
nulla
è valsa la richiesta del suo legale di ottenere un permesso di soggiorno
per motivi di giustizia per permetterle di testimoniare contro lo
stupratore, né la domanda di sospensiva presentata al giudice di pace. I
tempi della giustizia sono stati superati da quelli del rimpatrio. Quando
questa mattina il suo avvocato è finalmente riuscito a raccogliere tutti i
documenti e presentare anche la richiesta di asilo politico, gli agenti
l´avevano già portata via per rimpatriarla. Così, a 23 anni, Faito sta
attraversando il paese contando le sue ultime ore. Verso Fiumicino, verso
il primo aereo per la Nigeria. I suoi legali stanno cercando di mobilitare
tutte le istituzioni per bloccare la partenza forzata, ma ogni ora che
passa le speranze sono più flebili. “Finchè la ragazza si trova sul
territorio italiano, io credo che l´Italia commetta un crimine
internazionale a lasciarla andare nel proprio paese dove all´arrivo
l´attende l´impiccagione” – ha detto l´avvocato Vitale.

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